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Internet, i giovani e il lavoro

venerdì 17 giugno 2011

Internet, i giovani e il lavoro

Nuova ricerca di Reputation Manager per Metro, sul rapporto giovani-lavoro attraverso Internet

Milano, 16 giugno 2011 - Una nuova ricerca di "Reputation Manager"- gli esperti reputazionali del Web 2.0 - ha indagato la relazione tra giovani e lavoro, attraverso il filtro della Rete: per capire come questa influenza la vita lavorativa dei giovani nelle sue diverse fasi.

“Attraverso l’analisi delle conversazioni online con il nostro strumento software avanzato è emerso un interessante spaccato, che si può sintetizzare grosso modo in tre tipi di profili di giovani, diversi a seconda della fase in cui si trovano rispetto all’utilizzo di Internet a fini lavorativi: ‘Junior’, quelli cioè che si affacciano al mercato del lavoro e cominciano a utilizzare Internet per trovare un’occupazione, più o meno stabile e definitiva; ‘Esperti’, che già lavorano nella maggior parte dei casi, e usano la Rete per migliorare e costruire la loro immagine e reputazione professionale, o per crearsene una nuova; ‘Incauti’, numericamente minoritari, che invece utilizzano Internet troppo o male e per questo rischiano di perdere, o hanno già perso il lavoro” commenta Andrea Barchiesi, Managing Director di Reputation Manager, e proprio in questi giorni premiato dal Presidente della Repubblica con il Premio dei Premi per l’Innovazione 2011 (per il nuovo prodotto-servizio di Brand Protection).

Il profilo del Junior (presente nel 31% dei casi rilevati) è particolarmente interessato a tre argomenti: il recruiting – ovvero come trovare lavoro, anche precario, anche flessibile - per il 43% delle conversazioni; le aspirazioni lavorative, per il 31%, e solo per il 23%, la retribuzione. In questa fase il giovane è poco propenso alla mobilità territoriale, e vorrebbe trovare un lavoro da poter svolgere online, da casa, perchè questo può essere più facilmente complementare alle attività di studio, ovvero, come dicono in molti “per pagarsi l’università”.

Il “crowdsourcing” (ovvero, letteralmente “l’aiuto che viene dalla folla, in Rete”) qui è il modello prevalente: ci sia aiuta in Rete anche tra “sconosciuti”, con consigli e scambi di esperienze; spesso le società di consulenza che fanno recruiting rispondono direttamente online alle richieste dei giovani, e si crea un reciproco sistema di valutazione: l’azienda guarda alle tracce lasciate in Rete dai candidati (profilo Facebook, commenti su forum e blog ecc) per fare valutazioni di massima sul profilo e le attitudini al lavoro della persona in base alle informazioni trovate; i giovani, dal canto loro, valutano le proposte di lavoro anche in base alla reputazione dell’Azienda, sulla quale naturalmente si informano attraverso il Web. Anche se frequentati in genere da persone più adulte, i portali di annunci e le agenzie di lavoro interinale hanno spesso un profilo Facebook e un account Twitter, seguendo i quali ci si può mantenere aggiornati sulle offerte di lavoro.

I giovani Junior si interrogano in Rete anche sul difficile trade-off tra retribuzione e aspirazioni lavorative (quanto lasciare andare dell’una per realizzare le altre, e viceversa), sulla possibilità di acquisire una migliore esperienza a confronto con una maggiore sicurezza contrattuale, sulla flessibilità e la mobilità geografica richieste dall’Azienda: in definitiva, il profilo Junior, a dispetto del suo nome, non è per niente Junior nel rapporto con internet, ed è tutt’altro che uno sprovveduto: si dota degli strumenti e dei consiglieri giusti per prendere delle decisioni informate.

Il profilo “Esperti” (maggioritario, ben il 53% dei casi rilevati in Rete) privilegia invece temi quali le nuove professioni o le possibilità di migliorare il proprio profilo professionale, in vista di cambiamenti lavorativi o per diventare imprenditori di se stessi, magari a seguito di momenti di crisi. Sempre più diffusa, in questo gruppo, la pratica del video-curruculum: uno strumento interessante per farsi conoscere, ma anche un’arma a doppio taglio, se non costruito al meglio, curando anche le espressioni, la gestualità, l’interazione dei vari tipi di contenuti presenti (immagine, testo, suono..) Il candidato così facendo si sottopone infatti al giudizio non solo dei recruiter o futuri datori di lavoro e collaboratori, ma anche di tutti gli utenti che desiderano lasciare un loro commento sotto il video – e non sempre lo fanno bonariamente. L’altro strumento sempre più utilizzato da questo gruppo di giovani è il Social Network nato per il business, ovvero LinkedIn, che permette di ritrovare colleghi, di partecipare a forum scambiandosi i contatti, di ricevere proposte di lavoro dalle aziende, spesso anche non sollecitate: le aziende in ricerca guardano infatti sempre più attentamente i profili LinkedIn degli utenti.

Un altro trend molto presente nel gruppo degli “Esperti” è quello della creatività applicata alla ricerca di un nuovo lavoro: sorgono un po’ ovunque gruppi, forum e siti dedicati alla vera e propria invenzione di nuove professioni, forse un segno dei tempi: “se non c’è il lavoro, inventiamocelo” sembrano pensare questi giovani e a quanto pare, anche tra loro come tra i Junior, l’intraprendenza non manca.

Per finire, il profilo degli Incauti (minoritario, per fortuna: solo il 16%) si concentra al 73% su discussioni sui rischi dell’uso eccessivo o improprio di Internet sul lavoro, e per il 27% su quelle relative a licenziamenti dovuti proprio all’uso incauto di Internet, in particolare la pubblicazione di contenuti sconvenienti su Facebook.

“Possiano concludere che sull’argomento lavoro, i giovani italiani sono molto attivi in Rete: l’impatto emotivo delle conversazioni – rilevato con il nostro sistema di analisi psicolinguistica – è generalmente neutro o positivo, anche se ci sono punte anche molto alte di negatività specialmente nei profili Junior, che presentano grosse insoddisfazioni e criticità nella ricerca di lavoro e le esprimono soprattutto nei forum. – ha concluso Andrea Barchiesi, M.D. di Reputation Manager. “Negli ultimi tempi si sono poi creati diversi gruppi in Facebook, il più attivo dei quali è forse ‘Giovani (non più) disposti a tutto’ che in pochi giorni ha raccolto 10.000 fans, e che dà voce proprio al malcontento sempre più diffuso dei giovani rispetto alla situazione economico-politica del Paese, che costringe al precariato o alla disoccupazione ragazzi anche molto qualificati e preparati. Auguriamoci quindi che l’uso intelligente della Rete offra loro nuove possibilità.”

Fonte: Metronews.it

Pubblicato il (venerdì 17 giugno 2011)

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