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Grillo vs Napolitano: la Rete vi vede così. Reputation Manager inaugura la nuova serie delle reputazioni a confronto

venerdì 6 luglio 2012

Grillo vs Napolitano: la Rete vi vede così. Reputation Manager inaugura la nuova serie delle reputazioni a confronto

Il recente botta-e-risposta tra il Presidente e l’ex-comico, ora leader politico in grande ascesa, ci ha dato lo spunto per una verifica delle opinioni e del gradimento espresso dal web 2.0 comparato su entrambi i personaggi

Grillo vs Napolitano-ricerca Reputation Manager

Si inaugura questo mese una nuova serie della rubrica “La Rete ti vede così”: dopo l’analisi dell’identità digitale di alcuni personaggi internazionali e nazionali (Angela Merkel, Bill Gates ma anche Mario Draghi, Sergio Marchionne, Valentino Rossi e poi ancora Susanna Camusso), di un importante evento mondiale che avrà luogo in Italia (Expo 2015) e di istituzioni come le Business School italiane, questo mese gli esperti di ingegneria reputazionale di Reputation Manager hanno analizzato due identità digitali a confronto: quella di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, e quella di Beppe Grillo, ex-comico e ora leader politico in ascesa con il suo Movimento 5Stelle, uscito vittorioso dalle ultime amministrative in varie località italiane, prima tra tutte Parma.

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L’obiettivo di questa analisi era proprio quello di mettere a confronto le identità digitali di Beppe Grillo e Giorgio Napolitano a partire da conversazioni, articoli, immagini, video e altri contenuti che li riguardano presenti sul web, indagandole sotto i diversi aspetti che, a livello mediatico, li caratterizzano in modo peculiare. In relazione alle diverse sfaccettature dei personaggi, discusse nei vari contesti, è stato così possibile assegnare a ciascuna un valore positivo o negativo sulla base delle opinioni espresse - e comporre un mosaico della loro identità online.

Le conversazioni sono state rilevate e analizzate a partire da un modello concettuale comune, relativo a tre parametri: Immagine Personale, Carriera Politica e Comunicazione . Immagine Personale si declina in biografia e parodie per entrambi; la Carriera Politica in “PCI – e poi DS e PD –“ e “Presidente della Repubblica” da un lato; “Movimento 5 Stelle”, dall’altro; la Comunicazione è stata analizzata dal punto di vista dei discorsi ufficiali, conferenze, convegni per Napolitano; Blog, TV, Teatro, Spettacoli, “VDay” per Grillo.

Come era forse da attendersi per il suo impegno specifico e di lunga data nella comunicazione via internet (anzi, forse anche meno dell’atteso), e anche per il target più giovane a cui in generale si rivolge, Beppe Grillo è molto più popolare sul web del Presidente , sia quantitativamente che qualitativamente: il 54% delle conversazioni online sono su di lui, e di queste ben il 38% è positivo (37% neutro; 24% negativo); l’impatto emotivo delle parole utilizzate è comunque basso, sia nei toni positivi che negativi. Giorgio Napolitano invece raccoglie un’alta percentuale di opinioni negative,43%, e solo il 5% di positive; ma, sebbene l’impatto emotivo sia più alto nei toni negativi, non tocca mai punte di lesività.

Per quanto riguarda i canali e i domini web dove si svolgono le conversazioni, gran parte del confronto tra i due si gioca (per ben il 48%) su risorse video; solo il 19% riguarda testate giornalistiche e il 16% i blog. I video di Grillo più postati e visualizzati sono sostanzialmente quelli di carattere politico. Il primo video, con oltre un milione e duecentomila visualizzazioni (la prima nel settembre 2008, l’ultima a giugno di quest’anno), si chiama “Spezzone da non perdere” e fa ben cinque volte tanto il video più visualizzato su Napolitano, postato da un utente italiano ma riguardante l’accusa, piuttosto pesante, avanzata da una TV tedesca, di aver gonfiato i rimborsi spese per viaggi. In effetti la presenza in video del Presidente è nettamente sbilanciata sul versante negativo, specie a causa dei commenti degli utenti: quasi 55%, contro un 45% neutrale (si tratta più che altro video istituzionali senza commenti), mentre è praticamente speculare quella dell’ex-comico con un 48% positivo, 41 % neutrale e solo 11 % negativo.

In entrambi i casi, la parte del leone nel pubblicare video la fa Antefattoblog, il canale YouTube del Fatto Quotidiano; per Grillo poi posta molto il suo staff, insieme alla Rai; mentre per Napolitano gli utenti più attivi sono lo staff della Presidenza della Repubblica e YouDemTV, il canale del Partito Democratico. Dalla top 20 dei video più visualizzati notiamo però che un video del canale ufficiale Presidenza della Repubblica arriva solo al 17simo posto, mostrano un evidente mancanza del canale lasciato in balia dei commenti non moderati degli utenti sugli altri video (mentre è stata bloccata la possibilità di commentare sul canale ufficiale). Una comunicazione vecchia maniera che poco funziona in un contesto di dialogo aperto come la Rete, come Grillo sa bene.

Analogamente, il coefficiente reputazionale di Grillo è decisamente migliore (1,13 contro 0,04 di Napolitano); la Comunicazione è l’area che ha l’impatto più positivo sulla reputazione di entrambi, mentre l’immagine personale è l’aspetto meno efficace, e nel caso di Napolitano fa scendere il coefficiente sotto lo zero.

Anche i numeri di Facebook danno decisamente ragione a Grillo - che del resto, è nato come politico anche grazie al suo blog, antesignano dei social media (oltre che alla sapiente consulenza del cosiddetto guru della comunicazione Gianroberto Casaleggio, come molti sostengono): si contano ben 116 Fan Page e 25 Gruppi attivi dedicati a lui e alle sue attività (MeetUp, VDay…), per un totale di quasi 120.000 persone tra fan e membri, che hanno generato 15mila tra post e commenti. Napolitano invece annovera “solo” 24 Fan Page, con meno di 10.000 fan e poco più di 1.700 post e commenti.

“Per riassumere questo confronto sul web 2.0, è evidente che è Beppe Grillo a uscirne vincente: la nostra mappatura dei media - social network compresi - evidenzia un posizionamento nettamente positivo, proprio sui domini web più importanti, e specularmente un posizionamento decisamente negativo per Napolitano, proprio sui domini più forti.” commenta Andrea Barchiesi, A.D. di Reputation Manager.

Analizzando da vicino le tre macrocategorie del modello concettuale di rilevazione seguito da Reputation Manager, emergono però alcuni dati interessanti, che rimettono in prospettiva e arricchiscono di sfumature le tonalità fin qui radicalmente “bianche e nere”.

Ad esempio, nonostante la sua popolarità, vene spesso criticata sul web l’ immagine personale di Beppe Grillo soprattutto per le sue idee populiste che cozzano con la sua vita reale (ad es.possiede una Porche ma ha sempre sostenuto e combattuto per le auto ecologiche). E c’è anche chi paragona Grillo a Berlusconi nel ’94 nei suoi primi comizi: la differenza risiederebbe però nel fatto che il Movimento 5 Stelle non avrebbe un vero e proprio progetto politico.

Per quanto riguarda l’immagine di Napolitano, invece, è costruita sul web anche tramite alcuni documenti ufficiali su di lui: nel 2006 esce l’autobiografia, e poi a settembre del 2011 una biografia del Presidente non autorizzata, Giorgio Napolitano. Vita e segreti di un presidente migliorista, scritta da un giornalista di sinistra e che racconta degli anni in cui Napolitano milita nel PCI. C’è anche un durissimo attacco: Napolitano che viene addirittura accusato di attentato contro la Costituzione e alto tradimento. I commenti non sono positivi, anzi, viene data la ragione all’avvocato che ha presentato la denuncia. Tutto sommato positiva la celeberrima parodia che Maurizio Crozza fa in video del presidente, raffigurato come un vecchietto arzillo, un po’ prigioniero del suo ruolo istituzionale. Il quotidiano Repubblica in rete cerca di sminuire l’ironia graffiante, per rafforzare l’idea che Giorgio Napolitano sia un’icona e un simbolo di autorevolezza.

Dal punto di vista della carriera politica, l’ultima tornata elettorale nella quale hanno vinto i “grillini” è molto discussa e il “Movimento 5 stelle” è sempre più popolare in rete: soprattutto a Parma dove è stato eletto il nuovo sindaco, che promette novità e nessuna alleanza. In molte città si fa spazio il movimento anche se in tanti chiedono di non essere chiamati “grillini”.Ma c’è anche chi critica aspramente Grillo e il suo movimento, in particolare per le sue “sparate” troppo scenografiche e di poco contenuto.

Critica condivisa dallo stesso Presidente Napolitano, che come si sa ha stigmatizzato l’origine a suo dire anti-politica del movimento. Riprendendo Napolitano anche il quotidiano Libero sostiene che Grillo sia un demagogo , che non rappresenta un popolo eterogeneo ma molto spesso di nicchia, formato da giovani, laici, e provenienti da regioni ricche regioni del Nord Italia.

Anche all’estero il Movimento 5 stelle viene velatamente criticato, ad esempio dal neo eletto Presidente francese Hollande, che accusa il partito di Grillo di essere populista e frustrato. Lo stesso Financial Times del resto, lo ha recentemente paragonato a Mussolini, suscitando un’immediata e forte(per alcuni scomposta) reazione del comico stesso.

I giornali stranieri sono del resto piuttosto critici anche col Presidente: il “New York Times” lo soprannomina “Re Giorgio”, anche se poi lo descrive come colui che ha giocato un ruolo importantissimo nel dietro le quinte della transazione di governo tra Berlusconi e Monti. Altri lo accusano di aver temporeggiato troppo sulla decisione di sciogliere il governo Berlusconi, e per aver convocato Monti.

Ma la critica più aspra e recente è quella sulla scelta di fare comunque la parata del 2 giugno, nonostante il possibile spreco di denaro che avrebbe potuto essere destinato alle popolazioni terremotate dell’Emilia. L’impressione è che quasi tutta la popolazione italiana abbia manifestato in rete il suo dissenso, sia attraverso Facebook, sia attraverso Twitter che su siti e blog.

Per quanto riguarda infine la comunicazione, Beppe Grillo ha aspetti ambivalenti: se da un lato è sicuramente riconosciuta la sua singolare e apprezzabile verve oratoria e comica, dall’altro viene duramente criticato per come la usa. Ad esempio in un suo comizio sostiene che l’AIDS non è una reale malattia ma un complotto delle aziende farmaceutiche; in un’intervista recente, dice che lo Stato è peggio della mafia. Spesso Grillo viene visto come un “demagogo che potrebbe trascinare l’opinione pubblica in qualsiasi direzione” . Tutta la comunicazione iniziale della “campagna” di Beppe Grillo ebbe inizio con il “vaffaday”, giornata simbolica nella quale si ricordava che nulla era cambiato dal 1943 ad oggi. Moltissimi già dal principio i sostenitori della campagna.

Dal canto suo, Napolitano richiama tutti ad avere più fiducia nei partiti, con evidente riferimento al neo- eletto Movimento 5 Stelle, raccogliendo però anche aspre critiche alla sua difesa del ruolo dei partiti nell’ ultimo discorso di commemorazione del 25 aprile. Commenti negativi anche ad uno dei suoi discorsi di fine anno, in particolare in riferimento ai giovani e al loro distacco dalla politica.

“Sicuramente i ruoli istituzionali dei due personaggi analizzati sono molto diversi, e insieme al dato anagrafico, pure importante, contribuiscono a influenzare la maggiore o minore attività sociale sul web. Questo spiegherebbe ad esempio la grande quantità e qualità delle conversazioni su Grillo, rispetto a quelle su Napolitano. L’analisi ha preso in considerazione l’intera biografia dei due personaggi, e va pertanto letta da una prospettiva storica. Napolitano è un politico di professione, è l’attuale Presidente della Repubblica, ma è stato anche una figura importante a cavallo di un periodo storico cruciale come il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, e gli utenti della Rete lo giudicano anche in virtù delle posizioni, non sempre condivise, assunte in quel periodo. D’altro canto a favore di Grillo gioca un impegno prolungato, costante e tutto sommato coerente in Rete, e davanti a questo anche le critiche più sferzanti – e magari oggettive – si mitigano. Come a dire che chi mantiene viva la conversazione in Rete, ne gode anche quando questa potrebbe assumere toni negativi, riuscendo a bilanciarla spendendo il proprio patrimonio di apertura al dialogo e credibilità acquisito nel tempo.” conclude Andrea Barchiesi.

Pubblicato il (venerdì 6 luglio 2012)

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