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Ossevatorio Italia Oggi/Reputation Manager: Studi legali, identità digitale ancora tutta da fare

lunedì 18 novembre 2013

Ossevatorio Italia Oggi/Reputation Manager: Studi legali, identità digitale ancora tutta da fare

Osservatorio Affari Legali/Reputation Manager: la comunicazione online non è ritenuta strategica. Il secondo numero della ricerca condotta da Reputation Manger in esclusiva per Italia Oggi.

Passano i mesi, ma gli studi d’affari italiani continuano a trascurare l’importanza della reputazione. E’ la sensazione che si ricava dal nuovo rapporto curato da Reputation Manager  e Be Media in esclusiva per Italia Oggi Sette. Rispetto alla prima indagine condotta in primavera, non solo non cresce l’attenzione verso l’immagine dello studio che viene proiettata sul Web, ma in molti casi addirittura si procede a passo di gambero. A dimostrazione di un ritardo culturale delle nostre realtà professionali, che spesso incide anche sulla capacità di conquistare mandati internazionali.

La ricerca

Reputation Manager e Be Media, specializzate in analisi e consulenza di comunicazione sulla reputazione online, hanno curato uno studio ad hoc per questo giornale passando al setaccio tutto ciò che su Internet si dice di 13 studi legali nati nel nostro Paese: Bonelli Erede Pappalardo; Carnelutti; Chiomenti; Cba; D'Urso Gatti e Bianchi; Gianni Origoni Grippo Cappelli e partner; Grimaldi e Associati; Lombardi Molinari e associati; Ls Lexjus Sinacta; Pavia e Ansaldo; Pirola Pennuto Zei e Associati; Nctm e Tonucci. Reputation Manager, specializzata in tecniche di misurazione della reputazione online, ha messo a punto un metodo di valutazione basato su scala da 1 a 10, rappresentativo di 15 voci, racchiuse in quattro macro-aree: presenza istituzionale (design, usabilità, ricchezza informativa, potenza dominio frequenza aggiornamento); presenza enciclopedica (presenza, estensione e
casi citati rilevanti), presenza Web 1.0 (presenza nelle news, presenza nei titoli,  numero totali di citazioni, presenza nei social e presenza di articoli o citazioni lesive) e presenza Web 2.0 (volume di presenza nei blog, nei forum nei canali di opinione 2.0 e presenza lesività).

Scendono i volumi

In linea generale Reputation Manager segnala un calo dei volumi mensili e della valutazione. Resta elevata l’attenzione verso la presenza istituzionale, mentre solo tre studi hanno una presenza su Wikipedia (Bonelli Erede Pappalardo, Chiomenti e Nctm). Ampiamente insufficiente è anche la presenza in termini di Web 1.0, con Gianni Origoni Grippo che guida la classifica con 4,9 punti. Una maggiore attenzione viene riservata alle soluzioni del Web 20, quindi alla presenza nei blog, forum e nei canali di comunicazione più interattivi, con Chiomenti che guida con 8,9 punti, distanziando il terzetto composto da Nctm, Pavia e Ansaldo e Cba (con 7,2 punti).

"C’è stato un lieve calo di tutti gli studi rispetto all’ultima release dovuto principalmente ad una diminuzione dei volumi mensili" spiega Andrea Barchiesi, Amministratore Delegato di Reputation Manager. "Noi monitoriamo quotidianamente più di 97.000 fonti Rss, che contengono ogni genere di contenuto e abbiamo rilevato che nell'ultimo mese gli studi hanno una presenza media di 15 citazioni rilevanti, ovvero nel titolo degli articoli, e 355 citazioni totali. Se si pensa che cinque studi su tredici non concorrono affatto alla media perchè non registrano citazioni rilevanti, si capisce perchè l'aspetto quantitativo e di aggiornamento dei contenuti pesi molto."

Solo due studi sopra la sufficienza

Le prime cinque posizioni sono una conferma della prima edizione: Chiomenti comanda con 6,7 punti su un totale di 10, con un calo di 0,6 punti. La posizione d’onore spetta a Bonelli Erede Pappalardo con 6 punti, anche in questo caso in discesa (-1,1) rispetto alla rilevazione della scorsa primavera, mentre sul gradino basso si piazza Nctm con 5,4 (-1,2). Così Gianni Origoni Grippo accorcia le distanze, considerando che cede appena 0,2 punti (a quota 4,4), mentre al quinto posto si piazza ancora Tonucci, con 3,8 punti (-0,6 rispetto alla scorsa rivelazione).

Guadagna tre posti, salendo alla sesta piazza, Pavia e Ansaldo, che si ferma a 3,6 punti (-0,1 punti), così come Cba, che è settima a 3,3 punti (-0,6). All’ottavo posto sono appaiati LS LexJus e Lombardi Molinari con 3,1 punti, mentre la top ten si chiude con Pirola Pennuto Zei (3 netti). Male Carnelutti, che perde sei posizioni e finisce all’undicesimo posto con una media di 2,8 punti, davanti a Grimaldi (2,7 punti). L’unico studio tra quelli esaminati a non aver perso decimali è d’Urso Gatti, che comunque resta all’ultimo posto con una media di 2,2 punti.

"Oltre al problema dei volumi, l'identità digitale degli studi analizzati, come si notava già nella prima release della ricerca, è carente da diversi punti di vista" - commenta Alberto Murer di Be Media:" non si rileva alcun miglioramento nella presenza istituzionale  (qualità, usabilità e aggiornamento informativo del sito web) e una quasi totale assenza enciclopedica oltre a un mancato presidio di canali social importanti dal punto di vista professionale, come potrebbe essere ad esempio Linkedin. D'altro canto non si rilevano nell'ultimo mese nuovi contenuti lesivi, e quindi la situazione non è precipitata. Ma in generale la tendenza è quella di uno scenario statico, e laddove ci sono dei movimenti, sono senz'altro in decrescita. Questo perché non c'è un canale di comunicazione attivo. "

Scarsa attenzione alla presenza enciclopedica

"Se 11 dei 13 studi legali presi in considerazione non raggiungono la sufficienza e la maggior parte totalizza punteggi tra l’insufficienza e l’insufficienza grave" continua Murer - "è perchè le law firm italiane non considerano la comunicazione online una leva strategica, semplicemente non se ne preoccupano. In un contesto in cui perfino i cosiddetti “salotti buoni” stanno ripensando le loro logiche di funzionamento e stanno cercando di aprirsi al mercato, forse è arrivato il momento anche per gli studi legali di essere più trasparenti e propositivi nei confronti dei propri interlocutori.  Sicuramente attivare dei flussi di comunicazione costanti e garantirne un continuo aggiornamento - il presupposto per riuscire a costruire un buon archivio digitale - è un'operazione che richiede tempo e risorse dedicate. Ma oggi non presidiare proprio quei canali che rappresentano la principale fonte di informazioni per la maggior parte di noi, e quindi anche per i potenziali clienti, è un errore grave e soprattutto anacronistico, che oltretutto va nella direzione opposta rispetto a quanto avvenga nelle migliori law firm internazionali. Con uno sforzo contenuto, per esempio pubblicando la propria storia nei dettagli, i casi di successo e gli aggiornamenti relativi ai deal gestiti e ai professionisti dello studio, si puo' fare già molto."

Il paragone con gli studi stranieri

"Le grandi low firms americane o inglesi da questo punto hanno molta più dimestichezza con il mezzo digitale" conclude Barchiesi -"Basta pensare ad esempio che praticamente tutte hanno una pagina su Wikipediae la curano nel dettaglio. Anche guardando al social gli studi stranieri non sono da meno. Le prime cinque low firm della lista hanno tutte un profilo twitter, e in alcuni casi più profili per ciascuna branca dello studio nel mondo. Un gap notevole che le firme italiane devono colmare."

 

Pubblicato il (lunedì 18 novembre 2013)
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