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Osservatorio Banche Febbraio 2015| Previdenza complementare: tanta confusione on line

mercoledì 4 febbraio 2015

Osservatorio Banche Febbraio 2015| Previdenza complementare: tanta confusione on line

L'osservatorio di Reputation Manager sul mondo bancario ogni mese su "Azienda Banca". A Febbraio: come il web discute sulla previdenza complementare.

La previdenza complementare è un tema intorno al quale ruota molta confusione sul web, molti non sanno bene come funzioni e l’impressione generale è che chi non conosce i meccanismi, guardi più ai rischi che ai vantaggi: se da un lato il consumatore è attratto dalla possibilità di assicurarsi una pensione alternativa, dall’altro non avendo grandi cifre da investire e partendo spesso da situazioni precarie (giovani, stipendi bassi e contratti a tempo determinato) ha il timore di fare il passo più lungo della gamba.

Meno di un quarto delle opinioni è positivo

Dall’analisi delle conversazioni on line condotta da Reputation Manager risulta che la maggior parte dei contenuti, il 42,7%, ha valenza neutra, trattandosi di dati, informazioni o richieste da parte degli utenti. Tra chi esprime un giudizio prevale l’opinione negativa nel 33,71% dei casi contro quella positiva nel 23,6%. Abbiamo costruito un modello di analisi per capire come si distribuiscono le conversazioni nei diversi aspetti che caratterizzano la previdenza. I temi più dibattuti sono “tipologia di prodotti” con il 28% dei contenuti, “fiscalità” con il 22% e “contribuzione” con il 21%. A seguire: “rendimento” (20%) e costi (9%).

Il fisco: sia pro che contro

La percentuale più alta di negatività si concentra nel tema fiscalità, soprattutto a causa dell’aumento dell’imposta al 20% sulla previdenza complementare, che viene bollato come una vera e propria stangata ai fondi pensione, incrementando il timore dei consumatori verso i rischi connessi all’investimento.  Di contro, specialmente all’interno dei forum tematici di discussione, le agevolazioni fiscali sulla previdenza complementare vengono spesso elencate tra i motivi per cui aderire ad un fondo pensione.

Un altro grande tema è il tfr: lasciarlo in azienda o spostarlo in un fondo pensione? E, in questo secondo caso, in un fondo di categoria o aperto? Chi è a favore del fondo pensione sottolinea i maggiori rendimenti a lungo termine rispetto al tfr. Nel caso in cui l’adesione avvenga dopo un tot di anni in cui si è lasciato il tfr in azienda, l’aspetto positivo evidenziato è la “diversificazione del rischio” visto che al momento della pensione si avrà accesso a due “tesoretti”: uno costituito dal tfr accumulato in azienda, l’altro da quello nel fondo pensione.

Al contrario chi evidenzia gli aspetti negativi punta soprattutto su queste argomentazioni:

  • il rischio legato all’inflazione e all’andamento imprevedibile dei mercati finanziari. In un post molto negativo di Beppe Scienza sul blog di Beppe Grillo si parla addirittura di “roulette dei fondi pensione”
  • se si sposta il tfr nel fondo pensione non si può tornare indietro
  • se si aderisce al fondo di categoria, il contributo del datore di lavoro non è sufficiente a compensare una serie di rendimenti negativi ed è garantito solo fino al successivo rinnovo contrattuale

Commenti positivi sui forum, negativi sulle testate

Un dato interessante da evidenziare è che la più alta percentuale di contenuti positivi, si concentra all’interno di canali come i forum, mentre al contrario le testate giornalistiche segnano la percentuale maggiore di contenuti negativi. Questo significa che quando il confronto avviene direttamente tra gli utenti c’è una maggiore apertura al tema, quanto meno alla possibilità di confrontarsi, che tipicamente viene sollecitata dal consumatore inesperto che chiede consiglio a quello più navigato.

Pubblicato il (mercoledì 4 febbraio 2015)
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