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Web reputation Studi Legali: Dla Piper e Orrick i più attenti alla rete. Chiomenti primo tra gli italiani

lunedì 30 maggio 2016

Web reputation Studi Legali: Dla Piper e Orrick i più attenti alla rete. Chiomenti primo tra gli italiani

Nuova edizione dell'Osservatorio Reputation Manager-Be Media/Affari Legali condotto in esclusiva per Italia Oggi.

Dla Piper davanti a Orrick e Chiomenti. È il podio degli studi legali d’affari con la migliore Web Reputation, secondo la ricerca semestrale (con alternanza tra analisi degli studi e dei loro numeri uno) condotta dalle società Reputation Manager e Be Media in esclusiva per Affari Legali - ItaliaOggi Sette. In generale, il quadro che emerge conferma che gli studi internazionali d’affari sono più attenti rispetto a quelli italiani alle dinamiche della comunicazione via Internet, consapevoli che la conquista della clientela non possa più esclusivamente dalla capacità di tenere rapporti personali con i grandi decisori nelle aziende e nel mondo della finanza, ma anche dall’immagine dello studio che si proietta tramite il Web. 
“Per quanto riguarda l’immagine e il brand sono ancora restii al passaggio generazionale come per l’uso della tecnologia e innovazioni nella gestione degli studi”, rileva Andrea Barchiesi, Ceo di Reputation Manager. Ci sono comunque delle eccezioni: Nctm è l’unico studio italiano riconosciuto tra gli studi “Standout” nella tecnologia, Carnelutti ha aperto uno studio a New York, Tonucci una sede a Belgrado e Cba ha siglato un accordo con DeHeuy Law Offices per promuovere sinergie e aggregazioni tra imprese italiane e cinesi. Lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partner, invece, si distingue dagli altri studi italiani per la sua presenza nei social network soprattutto su Linkedin dove si piazza la primo posto con oltre 7.500 follower. 
Chiomenti e BonelliErede in luce tra gli italiani. Rispetto all’analoga ricerca condotta da Reputation Manager e Be Media nella primavera del 2015 non emergono grandi novità ai vertici. Anche allora Dla Piper e Orrick erano in quest’ordine al vertice della classifica, mentre Chiomenti aggancia il podio con un progresso di due posizioni. Bene anche Freshfields e Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partner, che guadagnano rispettivamente tre e quattro posizioni. Clifford Chance e Linklaters cedono una posizione a testa, mentre perde quota in maniera considerevole Eversheds, che passa dal quarto al nono posto. “Colpa” soprattutto della pagina Wikipedia , il cui aggiornamento è rimasto fermo a gennaio di quest’anno. Male anche Cleary Gottlieb, in calo di tre posizioni, alla decima piazza, e Tonucci, in calo di quattro posizioni, che diventa 14esimo. Nelle posizioni di  coda si muove poco, con Cba sempre 18esimo, D’Urso Gatti Bianchi che sale di un posto alla 19esima piazza, mentre il percorso inverso fa Grimaldi Associati, che conquista la maglia nera con appena 2,6 punti.

Quanto alle categorie esaminate, per quanto riguarda la presenza istituzionale, l’unica vera novità è rappresentata da Bonelli Erede, che insieme al nome ha rinnovato anche il sito Internet.

Nctm cresce nei contenuti. La situazione rimane invariata per quanto riguarda la presenza enciclopedica, che viene marcata solo da Bonelli Erede e Chiomenti attraverso la pagina Wikipedia, mentre gli altri studi italiani continuano a non averla. A livello di presenza web generale, quindi di volume e qualità dei contenuti rilevati per ciascuno studio, Nctm è quello che registra la crescita più rilevante: rispetto al 2015 guadagna ben cinque posizioni: è infatti lo studio che nell’ultimo anno registra il numero più alto di web mentions, il 55% delle quali positive.

Per quanto riguarda la presenza ufficiale degli studi sui social network, si rileva un discreto miglioramento: tutti gli studi, tranne D’Urso Gatti e Bianchi, hanno una company page su Linkedin e cinque studi su dodici possiedono anche un secondo social tra Twitter, Facebook, Google Plus e Vimeo (Bonelli e Ls Lexjus Sinacta ne hanno tre). Ancora nessuno degli italiani è presente su Instagram. “Sarà interessante verificare le evoluzioni di questo avvicinamento al mondo social, anche rispetto alle azioni di comunicazione messe in campo dai singoli professionisti dello studio- osserva Barchiesi- dato che proprio quest’anno l’Antitrust ha stabilito che gli avvocati potranno farsi pubblicità sui social network”.

Leggi il report completo:

Web Reputation Studi Legali. Osservavatorio Reputation Manager/Be Media from Reputation Manager
Pubblicato il (lunedì 30 maggio 2016)

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