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Reputazione: attenti a quella on line

martedì 30 agosto 2011

Reputazione: attenti a quella on line

Speciale di ViverSani & Belli dedicato al mondo della reputazione on line in relazione a identità personale, aziende, giovani e lavoro. Ne parla Andrea Barchiesi in qualità di esperto e managing director di Reputation Manager.

Per le aziende è una questione di marketing. Per le persone è una carta di identità digitale. E' un modo per selezionare il personale, ma anche una nuova professione.
ViverSani & Belli dedica un reportage alla complessa tematica della reputazione on line, e ne parla con Andrea Barchiesi fondatore e managing director di Reputation Manager.

1 - Quando bisogna iniziare a preoccuparsi della propria identità digitale?

Inizialmente i primi a preoccuparsi sono stati le aziende, i professionisti, i personaggi pubblici. Nel 2011 però l’identità digitale è diventata una realtà che di fatto non può essere più ignorata anche dalle persone “comuni”. Basti solo pensare al fatto che è ormai la prassi valutare in sede di assunzione ciò che è scritto on line riguardo al candidato. Una inadeguata identità digitale significa essere fortemente penalizzati. Gli studenti stessi spesso non hanno alcun controllo del materiale che li riguarda non considerando che ben presto entreranno nel mondo del lavoro. Le famiglie cominciano a porsi il problema delle foto e dei contenuti condivisi on line (troppo spesso con leggerezza) dai figli.
Questi esempi delineano un quadro in cui i nuovi canali internet non hanno semplicemente modificato il modo di comunicare ma hanno modificato (e lo stanno facendo sempre di più) la relazione sociale tra gli individui.
Pertanto è molto importante che l’azienda o la persona monitori costantemente la qualità di queste informazioni, per far si che il proprio profilo digitale sia quanto più possibile coerente e completo rispetto alla propria identità fuori dal web.

2 - Esistono dei consigli da seguire per cercare di mantenere una buona reputazione online?

Prima di tutto è necessario far attenzione alla qualità dei contenuti che noi stessi pubblichiamo in rete. Se si tratta di informazioni particolarmente riservate o che non vorremmo arrivassero a chiunque, dobbiamo valutare con attenzione se è il caso di pubblicarle e selezionare correttamente le impostazioni per la privacy laddove disponibili. In secondo luogo non dobbiamo dimenticare che anche gli altri parlano di noi ed in questo caso è molto più difficile avere la situazione sotto controllo. E’ importante monitorare in generale i contenuti correlati al nostro nome e cognome o a quello dell’azienda. Google alert è uno strumento utile di monitoraggio fai da te, ma va limitato ai casi più semplici. Ad esempio per un personaggio noto o un professionista ai vertici di un’azienda, che quotidianamente è oggetto di conversazione in contesti diversi, è necessario intraprendere una procedura di monitoring articolato, che vada a scandagliare il web sui diversi aspetti della sua identità a partire dalla costruzione di una vera e propria mappa del soggetto.
Una delle insidie del Web è costituita dal fatto che i contenuti possono essere continuamente ripresi, e quindi ad esempio una informazione falsa o diffamatoria pubblicata su un blog sconosciuto può essere riportata su un canale molto più visibile come un social network e quindi diventare di dominio pubblico, a quel punto può essere molto complesso inseguirla e c’è bisogno di una metodologia specializzata.


3 - I giovani sono nati col web 2.0. Eppure sembrano ignorare gli effetti di un uso sconsiderato della rete. Cosa bisogna fare?

La relazione tra giovani e Web ha un duplice risvolto: la spinosa questione della tutela dei minori e quella invece che riguarda il rapporto con il mondo del lavoro. Nel primo caso ad esempio noi come Reputation Manager abbiamo creato un servizio chiamato Your Child che supporti i genitori a monitorare potenziali contenuti lesivi, utilizzi impropri dell’immagine dei propri figli o anche informazioni stesse condivise dal minore che mettono a rischio la sua privacy e la sua sicurezza.
Il dovere dell’esperto è anche quello di aiutare a discernere i casi in cui non è necessario un intervento, penso magari a un genitore apprensivo che si rivolge a noi perché suo figlio è stato preso in giro in un post. Altro caso è quando siamo in presenza di violazioni e illeciti che hanno anche dei risvolti penali e vanno gestiti in collaborazione con studi legali.
Per quanto riguarda invece la relazione tra i giovani, il web e la sfera lavorativa è necessaria un’opera di divulgazione sui rischi di un utilizzo sconsiderato dei social network, che può compromettere il proprio lavoro e ancor prima la possibilità di essere selezionati dalle aziende.
Al contrario va evidenziato come un uso virtuoso delle piattaforme social possa diventare per i giovani una grande opportunità: curare il proprio profilo Linkedin, scrivere un blog che metta in luce le proprie abilità, creare una rete di relazioni di valore attraverso Twitter, e nei casi più creativi pubblicare un video curriculum su YouTube sono ottimi metodi per proporsi al mercato del lavoro “mettendoci la faccia”. Quella giusta però.


4 - Pulizia dell’immagine e creazione di un’identità. Può spiegarci questi concetti?

Facciamo un esempio, pensiamo alla nostra identità digitale come a un edificio, dei vandali potrebbero riempirlo di scritte rovinando la sua estetica. Noi stessi per incuria potremmo trascurarlo. Affissioni pubblicitarie alle pareti potrebbero deturparlo. Il valore dell’immobile risulterebbe molto più basso di quello che potrebbe essere e nessuno vorrebbe viverci. La pulizia dell’immagine è l’eliminazione dall’edificio di tutto quello che ne danneggia il valore. La creazione di una identità è un lavoro più complesso perchè significa costruire l’edificio dove prima c’era solo un terreno. Costruire una identità significa creare on line un insieme di contenuti che descrivano in dettaglio la vita, le attività professionali, sociali e gli interessi di una persona. E’ un lavoro di ingegneria reputazionale, come costruire un edificio è un lavoro di ingegneria edile.

5 - E’ sempre possibile “ripulire” la propria reputazione?

E’ importante agire tempestivamente, i contenuti on line con il tempo diventano molto più difficili da rimuovere o riposizionare. In generale attivandosi per tempo è possibile ottenere buoni risultati.
Ci sono chiaramente casi più semplici e casi estremamente complicati, ogni caso ha bisogno di uno studio particolare e di un approccio diverso.

6 - Come si diventa reputation manager?

E’ una professione nuova che richiede un insieme particolare di competenze. E’ necessaria anzitutto una profonda competenza tecnologica per capire le dinamiche strutturali dietro internet. Servono inoltre capacità di comunicazione, di marketing e non da ultimo competenze legali. Flessibilità, Innovazione e Ricerca sono parole chiave per questo lavoro, in quanto si confronta con la realtà internet che in soli 6 mesi è in grado di capovolgere ogni presupposto. Diventare Reputation Manager richiede quindi un percorso di studi strutturato e una intensa formazione sul campo. Stiamo valutando di aprire dei corsi di formazione dedicati a questa nuova professione.

Pubblicato il (martedì 30 agosto 2011)

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