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Il coaching e l'ingegneria della reputazione: possibili integrazioni

martedì 9 dicembre 2014

Il coaching e l'ingegneria della reputazione: possibili integrazioni

Sulla rivista CoachMag di dicembre parliamo del possibile rapporto tra coaching e reputation management.

Il coaching aiuta le persone a conoscere e sviluppare le sue reali potenzialità e finalizzarle ad azioni di successo. Oggi un aspetto che non può più essere trascurato nelle costruzione del proprio personal brand è l’identità digitale, ovvero l’identità riflessa sul web.

Tre miliardi di persone sono connesse ad Internet nel mondo, solo in Italia siamo 48 milioni e 20 milioni sono attivi ogni giorno. Queste cifre bastano per intuire quanto il web sia diventato parte integrante delle nostre vite. Chiunque può postare contenuti on line, riguardanti se stessi e gli altri, chiunque può vederli. L’accesso iperfacilitato alla rete attraverso il moltiplicarsi dei canali on line, specialmente dei social network, e dei dispositivi come smartphone e tablet, ha prodotto una generale sovra-esposizione delle persone sul web.  Basta digitare un nome e cognome sul motore di ricerca, per scoprire molte cose su una persona, ancora prima di entrare in contatto diretto, e magari molte più cose rispetto a quella che lei stessa avrebbe raccontato.

In questa nuova piazza virtuale fatta di dialogo, informazioni e relazioni, è fondamentale tutelare la propria identità dai rischi e anche cogliere le opportunità sfruttando al meglio tutti gli strumenti a disposizione per potenziarla.

L’ingegneria reputazionale è la disciplina che si occupa di costruire l’identità digitale del soggetto, un’identità che sia rispondente ai suoi valori e metta in luce i punti suoi punti di forza. Mentre il coaching ha l’obiettivo di rendere consapevole il soggetto delle sue proprie potenzialità per migliorare la propria attitudine al successo, l’ingegneria reputazionale mostra come queste potenzialità possano diventare i cardini di una una storia positiva, visibile a tutti on line e chiaramente identificabile con il suo protagonista.

L’ingegneria reputazionale aiuta quindi le persone a fare della propria identità sul web un ottimo biglietto da visita, che possa agevolare opportunità professionali e relazionali.

Ma in cosa consiste esattamente l’ingegneria della reputazione?

Ci sono diverse applicazioni di questa disciplina, a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Innanzitutto è necessario distinguere tra i casi in cui è necessario lenire e difendere la reputazione da quelli in cui l’obiettivo principale è costruirla.

Il privato solitamente si rivolge a noi con una problematica da risolvere, tipicamente la presenza di contenuti lesivi della sua immagine sulle prime pagine dei principali motori di ricerca.

In questi casi viene fatta un’analisi del posizionamento di questi contenuti e a seconda della visibilità si valuta la strategia migliore per isolarli, richiedendone la rimozione direttamente al sito, pubblicando una rettifica qualora si tratti di informazioni false o scorrette, oppure operando una reingegnerizzazione per far salire nelle prime posizioni altri contenuti che completino l’immagine della persona anche con altre informazioni, riducendo il rischio che la si associ esclusivamente alla lesività.

Diverso il caso di professionisti che hanno bisogno di costruire da zero la propria identità digitale, e quindi di una serie di azioni volte alla creazione di un profilo multicanale su diverse piattaforme, che valorizzi le proprie competenze. In questi casi il lavoro consiste principalmente nella creazione di nuovi canali e di contenuti che concorrano a costruire un profilo completo e coerente rispetto ai messaggi e ai valori che il professionista vuole trasmettere.

La parola d’ordine è “verità”. Costruire l’identità digitale desiderata non significa infatti distorcere la realtà o fornire un’immagine artefatta di se stessi. Le bugie, specialmente in rete, hanno le gambe corte e soprattutto un effetto boomerang potentissimo: nel momento in cui vengono scoperte, fanno molto più male perché si diffondono a macchia d’olio, gettando discredito sull’immagine e quindi ottenendo l’effetto opposto.

Costruire l’identità digitale adottando un approccio ingegneristico alla reputazione significa invece disegnare la struttura portante della nostra identità, proprio come se dovessimo progettare un edificio:  si inizia dalle fondamenta, per costruire una solida e bella superficie.

Le fondamenta della nostra identità digitale sono le stesse della nostra identità off line, ovvero i valori che ci caratterizzano, i punti di forza che sono il cardine della nostra personalità, competenza e professionalità.

Immaginiamo un grande manager che abbia tra i primi risultati associati al suo nome sul web delle foto mentre balla in discoteca in preda all’alchol. Oppure se invece di contenuti che rimarcano le sue capacità professionali, troviamo più gossip sulla vita privata piuttosto che presenze ad eventi secondari, o citazioni in contesti diversi e meno importanti del settore di provenienza. E’ evidente come tutto questo produca nella percezione di chi legge una distorsione fortissima: è come se l’identità digitale avesse tradito un’ aspettativa.

Per questo motivo quando si progetta l’identità on line ciò che verrà costruito (canali, contenuti di vario genere) dovrà essere innanzitutto coerente con le qualità e i valori primari della persona. Serve anche una matrice: non tutti i valori sono sullo stesso piano, alcuni pesano più di altri e l’identità digitale deve riflettere anche questo.

L’ingegneria reputazionale è un lavoro costante e continuo nel tempo, perché si applica ad una entità che è per definizione mutevole: l’identità digitale cambia in base ai cambiamenti che avvengono ai contenuti on line che la compongono. Pensiamo ai risultati associati ad una persona sui motori di ricerca: possono cambiare nel tempo, salire, scendere o essere sostituiti da nuovi contenuti. Per tutelare la propria identità sul web è necessario monitorare costantemente questi cambiamenti,  e agire di conseguenza per mantenere una buona qualità dei contenuti e anche una adeguata articolazione rispetto alla matrice dei nostri valori fondamentali.

Pubblicato il (martedì 9 dicembre 2014)

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