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Social Tv: verso il Social Broadcaster. Tivù intervista Andrea Barchiesi

venerdì 4 luglio 2014

Social Tv: verso il Social Broadcaster. Tivù intervista Andrea Barchiesi

Crescono le sinergie tra facebook, twitter e le televisioni di tutto il mondo. L’analisi dei commenti, in real time, restituisce un feedback immediato del programma. Tivù intervista Andrea Barchiesi.

Siamo tutti troppo spaventati dall’intelligenza collettiva che si sviluppa in rete» (Michel Maffesoli, studioso); «È il vecchio sogno
dell’Auditel in diretta» (Carlo Freccero); «Siamo un Paese di tifosi, che trovano in Facebook e Twitter un modo per urlare al mondo» (Andrea Zalone, autore e collaboratore di Maurizio Crozza). E ancora: «I teenager devono socializzare su Facebook per mancanza di altri spazi di ritrovo» (Danah Boyd, ricercatrice); «I social media oggi non sono un “game changer” in rapporto alla visione televisiva » (Alan Wurtzel, Nbc); «Siete terrorizzati dai vostri figli, perché sono nativi in un mondo dove voi sarete sempre immigrati» (Dichiarazione di indipendenza del cyberspazio).

Poco più di 100 parole per descrivere i sentimenti contrastanti che suscitano rete e social media, presenze ormai costanti della dieta mediatica e della vita quotidiana. Riferendosi solo ai protagonisti principali del settore, a marzo (ultimo dato disponibile, ndr.) erano 802mlngli utenti attivi ogni giorno su Facebook, di cui l’81,2% al di fuori di Canada e Usa e 609mln di utenti attivi su mobile. Twitter (che ha recentemente aperto una sede italiana) ne vanta 255mln con 500mln di tweet giornalieri e il 78% dell’utenza mobile. Periodicamente, quel “vecchio” media che è la televisione viene dato per spacciatodall’avanzata di Facebook e Twitter (fino a pochi mesi fa il nemico numero 1 era però YouTube). Invece, proprio i due maggiori protagonisti del cambiamento sociale di più di una generazione trovano nell’integrazione con il mezzo tv uno dei business principali. Certo, c’è chi teme che questo eccesso di conversazione assopisca lo spirito critico dello spettatore, portato a guardare quei programmi più “commentabili” invece dei più meritevoli (è più facile criticare un Grande fratello che un Report). Non la pensano così gli addetti ai lavori, broadcaster e analisti, che hanno trovato invece uno stru-

L’EMOZIONE DEI NUMERI

Dal 2012, Reputation Manager analizza invece con Audisocial Tv le attività social dei programmi, misurandone qualitativamente la tipologia dei messaggi, il loro valore, con l’obiettivo di individuare compatibilità tra programmi e brand. «Questo tipo di analisi, oltre a essere interessante in termini di vendita o valorizzazione degli spazi pubblicitari, è utile per studiare logiche previsionali sulla trasmissione stessa», spiega l’ad Andrea Barchiesi. Senza naturalmente diventare schiavi dell’ultimo tweet (o post), filtrando il normale rumore di un canale come la rete, l’autore può recuperare informazioni importanti per la trasmissione stessa: «Si devono creare due regie diverse, una televisiva e una social, che offre altri contenuti per appagare chi interagisce da second screen». Le conversazioni assumono quindi valore non solo in termine numerico, ma proprio in virtù del loro contenuto. Si studiano le emozioni: algoritmi e analisi semantiche restituiscono ciò che gli utenti della rete sentono e percepiscono di quel programma. Temi come l’affinità con il brand, l’importanza di conoscerne la percezione da parte del consumatore e la corrispondenza con quanto la marca ha voluto comunicare, come marketing insegna, si applicano in aggiunta al contenuto tv.

Pubblicato il (venerdì 4 luglio 2014)

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