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Diritto all'oblio

Diritto all’oblio giurisprudenza Italiana 

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Italia: normativa sulle informazioni giudiziarie

Ddl Intercettazioni/portali informatici. L’11 giugno 2009 la Camera dei Deputati ha approvato il ddl 1415A in materia di intercettazioni, in cui il comma 28 dell’art. 1 prevede per il responsabile di qualsiasi “sito informatico” lo stesso obbligo di rettifica che la Legge sulla stampa (n. 47 dell'8 febbraio 1948) pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.

Ddl diritto all’oblio. Il 20 maggio 2009 L’on. Carolina Lussana ha avanzato una proposta di legge “finalizzata a riconoscere ai cittadini, già sottoposti a processo penale, il cosiddetto « diritto all’oblio » su internet, cioè la garanzia che – decorso un certo lasso temporale – le informazioni (immagini e dati) riguardanti i propri trascorsi giudiziari non siano più direttamente attingibili da chiunque.” (Camera dei Deputati N.2455).

Anche in questo caso l’intenzione è quella di estendere alla Rete un diritto che vale già di fatto per la stampa:

“Prima della nascita di internet, l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale finiva per esaurirsi in tempi accettabili, finchè non si fosse spento nella stampa locale e nazionale l’interesse per quel determinato fatto di cronaca. Oggi, invece, qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete prima di una cancellazione o di una modifica da parte del gestore del sito web. “(Camera dei Deputati N.2455)

Così recita l’articolo 1 della proposta  di legge sul diritto all’oblio:

1. Salvo che risulti il consenso scritto dell’interessato, non possono essere diffusi o mantenuti immagini e dati, anche giudiziari, che consentono, direttamente o indirettamente, l’identificazione della persona già indagata o imputata nell’ambito di un processo penale, sulle pagine internet liberamente accessibili dagli utenti o attraverso i motori di ricerca esterni al sito in cui tali immagini o dati sono contenuti, quando sono trascorsi:

  1. tre anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per una contravvenzione;
  2. cinque anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è inferiore a cinque anni di reclusione;
  3. dieci anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a cinque anni di reclusione;
  4. quindici anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a dieci anni di reclusione;
  5. venticinque anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è superiore a venti anni di reclusione

Corte di Cassazione e garante per la privacy

In Italia la Suprema Corte di Cassazione riconosce anch’essa il diritto all’oblio, scontrandosi con le affermazioni del Garante per la protezione dei dati personali

La Corte di Cassazione a questo punto rende il concetto di privacy, non più in una dimensione statica, ma dinamica, tenendo in considerazioni le nuove implicazioni in rapporto alla cronaca giudiziaria.

Secondo quanto  previsto dall'art. 11 del Codice per la protezione dei dati personali, la Corte di Cassazione stabilisce che l’informazione oggetto di trattamento di un soggetto, risponda ai criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza allo scopo, esattezza e coerenza con la sua attuale ed effettiva identità personale o morale

Un soggetto ha dunque diritto non solo  di conoscere sempre chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, ma anche di opporsi al trattamento degli  stessi, richiedendone la rimozione, rettificazione o aggiornamento.  (art. 7, d.lgs. n. 196 del 2003).

Quindi al fine di tutelare l’identità sociale di un soggetto, bisogna garantirne l’aggiornamento della notizia lesiva che lo coinvolge, implementando le nuove informazioni relative all’evoluzione della vicenda stessa.

Il dibattito on line in Italia

Il ddl Pecorella e il disegno dell’on. Lussana sono stati oggetto di numerose e accese discussioni in Rete perché, pur nelle differenze di merito, riguardano la stessa questione: quali conseguenze produce sulle attuali possibilità di comunicare dei cittadini l’omologazione di diritti e doveri su Web e carta stampata?

Nello specifico gli internauti hanno individuato due problemi principali:

  • l’estendibilità dei provvedimenti a soggetti e contenuti costituzionalmente diversi
  • rendere decidibile quali fatti sono condivisibili per sempre da una memoria collettiva e quali meritano di cadere nell’oblio

Il primo punto si traduce in un eccesso di normazione: la dicitura “qualsiasi sito informatico” in merito all’obbligo di rettifica sottopone ai medesimi doveri e sanzioni un blog amatoriale e una testata giornalistica soggetta all’obbligo di registrazione in base all’art.5.

Questo significa che un blogger, al pari dell’editore di una testata, si troverebbe a gestire tutte le richieste di rettifica arrivate per ciascun singolo contenuto pubblicato sul suo sito personale nell’arco di 48 h, rischiando altrimenti di incorrere in una sanzione di 12.000 euro che in termini reali equivale alla chiusura del blog.

Nel secondo caso si rischia al contrario, una pericolosa semplificazione: la proposta di cancellare “decorso un certo lasso temporale” (deciso da chi e in base a quali parametri?) i contenuti che riferiscono su trascorsi procedimenti penali, contraddice l’identità costitutiva della Rete, ma anche lo stesso obbligo di rettifica discusso in precedenza.

E' proprio in questi casi infatti che si rende opportuno l’obbligo di aggiornare, e in caso di errori rettificare, il nuovo stato delle vicende per produrre una corretta informazione, piuttosto che cancellare da Internet e dalle menti l’intera vicenda, come se non fosse mai accaduta, come troppo spesso vediamo fare su giornali e tv. E’ esattamente questa la forza di Internet e al contempo la debolezza degli altri media.

Al contrario nelle situazioni previste dalle proposte discusse si produrrebbe una situazione paradossale: le testate giornalistiche potranno cancellare dai loro archivi, “decorso un certo lasso di tempo” dalla pubblicazione, gli articoli lesivi più datati e non rispondenti allo stato di cose attuale, il piccolo blogger dovrà rettificare ogni minimo contenuto contestato sul suo sito, subendo una forte limitazione della sua attività comunicativa.

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